Arrivi a Torino e il primo impatto non è solo la Mole: è il menu che vedi affisso fuori dalle trattorie, il passaggio dal chiacchiericcio dei caffè storici al ritmo dei tavoli che ordinano. Se sei in vacanza in città, quello che scegli di mangiare racconta subito qualcosa del luogo: la cucina qui mescola tradizione contadina e cura artigiana. Questo pezzo segnala tre piatti che chi visita la città dovrebbe provare almeno una volta, senza fronzoli e con indicazioni pratiche su dove cercarli.
Piatti simbolo: vitello tonnato e agnolotti del plin
Il primo impatto con la gastronomia torinese spesso passa dall’vitello tonnato. Fatto come si deve, è un antipasto freddo di fettine sottili di girello, cotte lentamente e servite con una salsa cremosa a base di tonno, capperi e acciughe. In dialetto locale compare anche la grafia vitel tonné, un termine che ancora si legge sulle lavagne di molte osterie. Chi vive in città lo nota ogni giorno nei menu dei ristoranti tradizionali del centro; un dettaglio che molti sottovalutano è la consistenza della salsa: deve essere liscia ma non eccessivamente oleosa.

Allo stesso tempo, per sentire davvero la cucina piemontese, ci sono gli agnolotti del plin. Sono più piccoli dei ravioli comuni: il nome deriva dal gesto del “plin”, il pizzicotto che sigilla ogni agnolotto. Il ripieno è spesso fatto con arrosto di carne e verdure, arricchito da Parmigiano; il condimento varia dal classico burro e salvia al sugo d’arrosto. Nelle osterie della città questi agnolotti testimoniano una tradizione di famiglia: li trovi sia nei ristoranti vicino a Piazza San Carlo sia in locali più riservati verso la collina. Mangiarli significa capire la dieta del Nord Ovest: ingredienti semplici, tecnica curata, rispetto della materia prima.
Provare questi due piatti nel corso di un pranzo domenicale aiuta a interpretare un territorio che mette la tavola al centro della vita sociale; è anche un modo concreto per avvicinarsi alla storia culinaria del Piemonte.
Il dolce da provare e dove cercarlo
Il percorso gastronomico si chiude spesso con un dessert che raramente delude: il bonet. È un budino al cioccolato e amaretti, talvolta aromatizzato con rum o altro liquore, e servito con un velo di caramello. La consistenza è morbida e vellutata; il contrasto tra il cacao e il gusto leggermente amaro degli amaretti è l’elemento chiave del piatto. Nelle pasticcerie storiche e nelle trattorie familiari il bonet viene proposto con piccole varianti, ma la struttura rimane la stessa: pochi ingredienti lavorati con cura, niente orpelli.
Un aspetto che sfugge a chi vive in città è la frequenza con cui il bonet compare nei menu di stagione: nelle stagioni più fredde è spesso proposto come chiusura ideale di un pranzo lungo. Chi cerca autenticità deve guardare alle osterie tradizionali piuttosto che ai locali esclusivamente turistici; il dolce si trova sia nelle pasticcerie del centro sia in ristoranti che privilegiano prodotti locali. Assaggiare un bonet preparato secondo la ricetta classica è un modo concreto per percepire la cultura alimentare del Piemonte.
In definitiva, se sei in vacanza a Torino vale la pena fermarsi a un tavolo e ordinarli: il vitello tonnato, gli agnolotti del plin e il bonet raccontano una città che cucina con testa e memoria. Per chi visita, portarsi a casa il ricordo di questi sapori è una testimonianza pratica di ciò che la città offre al palato e alla convivialità.
